I LAVORATORI DI ROMA METROPOLITANE - COMUNICATO STAMPA

Roma, 17 novembre 2016.
I lavoratori di Roma Metropolitane, a seguito di quanto annunciato dalla giunta Raggi nel corso dell’Assemblea Capitolina del 4 novembre in merito alla possibile liquidazione dell’azienda e al conseguente rischio di licenziamenti, hanno dichiarato lo stato di agitazione e indetto tre giorni di presidio a Via Capitan Bavastro, di fronte alla sede dell’Assessorato alla Città in Movimento. Questa mattina si è svolto il secondo giorno di presidio. Al termine i delegati sindacali delle RSA aziendali Cgil-Cisl-Uil sono stati ricevuti dall’Assessora Linda Meleo. Nel corso dell’incontro l’Assessora ha ribadito l’intenzione della Giunta capitolina di arrivare alla chiusura di Roma Metropolitane, la società di Roma Capitale che svolge il ruolo di stazione appaltante delle nuove linee metro, dei corridoi della mobilità e dei sistemi innovativi di trasporto. Le risposte fornite dall’Assessora sul futuro dei 164 lavoratori, tra impiegati e quadri, di Roma Metropolitane sono state giudicate “generiche e insoddisfacenti” dall’intera delegazione sindacale unitaria. Il presidio si ripeterà nella mattinata di venerdì, sempre dalle 9 alle 13. I delegati hanno inoltre annunciato nuove iniziative per la prossima settimana, compresa la proclamazione di uno sciopero e di una manifestazione al Campidoglio.

I Lavoratori delegati hanno lasciato la riunione consegnando all’Assessora un documento approvato in assemblea all’unanimità in cui espongono la propria posizione. I destinatari del documento sono tutti gli interlocutori istituzionali a vario titolo coinvolti negli appalti delle linee metropolitane e nella elaborazione degli indirizzi strategici di cui Roma Metropolitane è lo strumento di attuazione: Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Presidente della Regione Lazio, Assessore regionale alle Politiche del territorio, Sindaca e Vicesindaco di Roma Capitale, Assessori alle Partecipate, alla Città in movimento, all’Urbanistica e al Bilancio, Presidente dell’Assemblea Capitolina, presidenti dei Gruppi consiliari, Presidenti delle Commissioni Bilancio e Mobilità, Direttori dei Dipartimenti Partecipazioni e Mobilità, Ragioniere Generale ad interim di Roma Capitale.

“Con la irrituale Assemblea Capitolina del 4 novembre 2016 – si legge nel documento – l’intera esperienza lavorativa del personale dipendente di Roma Metropolitane è stata oggetto di un processo sommario senza diritto alla difesa, che ha leso non solo la professionalità ma anche la dignità delle persone. È l’epilogo grottesco di una operazione di demolizione mediatica e finanziaria cominciata nell’ottobre 2013 dall’Assessore Improta e proseguita senza significativi cambi di rotta fino ad oggi, senza che alcuna voce istituzionale, interna o esterna all’azienda, si sia levata con forza e costrutto per difendere il nostro lavoro.” 

Rispetto alla guida dell’azienda “l’Amministrazione – scrivono i lavoratori – è pienamente legittimata a compiere le scelte, anche drastiche, che ritenga più opportune”; i firmatari affermano inoltre di condividere “con il resto della città l’attesa che la magistratura ordinaria e contabile chiarisca, sulle diverse vicende di cui si sta occupando, eventuali atti contrari alle norme e relative responsabilità a tutti i livelli.” Tuttavia i lavoratori affermano di essere oggetto di “una pretestuosa e inaccettabile offesa”.

“Non possiamo accettare – prosegue il documento dei lavoratori di Roma Metropolitane – l’infondato sillogismo tra incrementi di costi e tempi esecutivi delle opere in costruzione e scarsa qualità e dedizione al lavoro da parte nostra, che ignora totalmente gli importantissimi risultati, che sono reali e tangibili, raggiunti anche grazie al nostro lavoro”, come i 23 km con 25 stazioni delle nuove linee metro B1 e C già in esercizio, oltre a tutte le altre opere e progettazioni.


Il documento, dopo avere illustrato con ampiezza e dettagli le diverse e qualificate competenze che costituiscono le risorse umane oggi a rischio licenziamento, sottolineano che esse “rappresentano un patrimonio per Roma e uno strumento per lo sviluppo del trasporto pubblico”. Un patrimonio, afferma il documento, “che sarebbe scellerato disperdere proprio ora che il Nuovo Codice degli Appalti prescrive che le amministrazioni pubbliche si dotino di stazioni appaltanti di elevata qualificazione e professionalità”.

Di questo gruppo di lavoratori altamente qualificati, si prosegue, “è importante preservare la funzione pubblica finora svolta, di fronte alla chiara intenzione di portare al fallimento la società senza che sia stata definita alcuna prospettiva alternativa concreta”.

In merito a tale intenzione, dichiarata dalla Giunta Capitolina il 4 novembre, il documento chiarisce la ragione della sofferenza finanziaria della società, “che 164 impiegati e quadri pagano con il rischio di perdere il lavoro”. Tale ragione risiede secondo i lavoratori “nell’improvviso cambiamento del meccanismo di funzionamento amministrativo della società”. A partire dal 2012, spiega il documento, la Ragioneria Generale, in modo “del tutto inaspettato”, ha deciso di precludere, a remunerazione delle attività tecniche svolte con personale interno impegnato nei vari procedimenti (Linea C, Linea B1, ecc.), l’utilizzo delle «somme a disposizione della stazione appaltante» presenti nei Quadri Economici che finanziano le opere; inoltre sono stati fortemente ridotti i corrispettivi riconosciuti direttamente dall’Amministrazione Capitolina a Roma Metropolitane per le attività di Stazione Appaltante in base alla convenzione che regola i rapporti tra i due enti. 

Complessivamente la società si è vista ridurre da parte del suo cliente unico, nonché proprietario (di cui è società strumentale), i corrispettivi per le attività svolte. È facile quindi comprendere che i conti non tornano più. Ma si tratta di una questione rispetto alla quale i lavoratori sottolineano la mancata assunzione di responsabilità da parte dei vari soggetti coinvolti: “tutto ciò – si legge nel documento – è avvenuto senza che tali atti fossero sostenuti da una chiara e formale decisione strategica. Né le amministrazioni capitoline a partire dalla giunta Alemanno, né la gestione commissariale, né gli uffici del Dipartimento Mobilità e del Dipartimento Partecipazioni si sono assunti la responsabilità di definire un nuovo assetto formale che riportasse la situazione nei suoi binari ordinari”. Per questo – prosegue il testo – “oggi noi ci saremmo attesi un’iniziativa politica volta a risolvere la situazione, non certo il facile e pilatesco annuncio «noi non ricapitalizziamo», di sicuro impatto propagandistico ma di nessuna consistenza tecnica” comunicato dalla Sindaca Raggi nel suo intervento del 4 novembre.

“Non vogliamo pagare per la mancata assunzione di responsabilità di altri”, protestano in conclusione i lavoratori: “noi siamo quelli che dal 2008 non vedono corrisposte le prestazioni di lavoro straordinario effettuate, quelli che hanno dovuto attendere anni per il riconoscimento (peraltro parziale) degli aumenti contrattuali previsti dal CCNL di riferimento, quelli che hanno recentemente sottoscritto con l’azienda un accordo integrativo di 2° livello con rinunce aventi impatto anche economico: siamo vittime, non certo responsabili”. 

I lavoratori di Roma Metropolitane
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