sabato 22 settembre 2018

ITALO, PROBLEMI GESTIONALI E CARENZE DI ORGANICO, RICHIESTA RAPIDA SOLUZIONE

Giovedì 20 settembre si é tenuto un incontro tra l'Azienda e le Segreterie Nazionali FILT CGIL, FIT CISL e SLM FAST, richiesto da quest'ultime, in merito ai problemi gestionali delle lavoratrici e dei lavoratori dei settori stazione, pdm e pdb. La richiesta di chiarimenti riguardo all’operato delle strutture operative si é resa necessaria a seguito della soppressione di alcuni servizi commerciali in data 8 settembre, che, come si è fatto presente all'azienda, evidenzia carenze gestionali e genera perplessità sulla taratura dei fabbisogni organici in tutti i settori di esercizio ed in particolare nel comparto stazioni.

Le Segreterie Nazionali hanno ribadito con fermezza che l'inasprimento dei turni di lavoro (vetture che diventano sistematicamente condotta/scorta), l'effettuazione di variazioni al turno programmato spesso non condivise dai lavoratori ma imposte anche attraverso l’utilizzo dello strumento del comando scritto, il continuo ricorso alla "gestione in emergenza" per affrontare situazioni che emergenza non sono, non é più TOLLERABILE, per questo è stato richiesto che vengano risolti in maniera rapida e definitiva tutti i problemi gestionali e le carenze di organico.

Le Segreterie Nazionali hanno sottolineato come, in mancanza di un riscontro oggettivo in merito a quanto contestato, verranno poste in essere tutte le azioni necessarie.

L'azienda già in fase di incontro é intervenuta su alcuni temi, informando che procederà alla: - creazione di una commissione tecnica, composta da lavoratori e azienda, sui turni di lavoro del personale di stazione, convocando un primo incontro con le RSA per il 27 settembre p.v.; - ulteriore stabilizzazione di lavoratori/trici a termine per aumentare l'organico delle stazioni e del comparto h\s bordo; - assunzioni di adc già professionalizzanti ed ulteriori selezioni di lavoratori esterni da inserire in un corso di formazione finalizzato al conseguimento dell'abilitazione di adc; - professionalizzazioni in corso nei TM e Assunzioni per HS e Operatori Impianto. La quantificazione precisa dei processi di assunzione / professionalizzazione verrà fornita alle Segreterie Nazionali nel corso di un successivo incontro. Per quanto attiene invece le problematiche gestionali, l'azienda ha richiesto di circostanziare i problemi al fine di intervenire in maniera più precisa. Essendo presenti al tavolo anche le rsa di macchina, bordo e stazione, non si è avuto difficoltà a fornire casistiche molto dettagliate all'azienda, che ha preso l'impegno di verificare in maniera puntuale e correggere le criticità evidenziate con i responsabili delle strutture interessate.

In conclusione FILT CGIL, FIT CISL e SLM FAST hanno anche fatto presente come risultino non più accettabili ulteriori casistiche, come ad esempio adc, “sanzionati” per criticità operative, abbandonati a loro stessi senza ricevere chiarimenti dettagliati sul percorso di formazione da effettuare per recuperare le competenze, oppure che nelle stazioni si sia impossibilitati a lasciare temporaneamente la postazione di lavoro per esigenze fisiologiche, o nel caso di indisposizione, ci si debba tutelare attestandolo per iscritto.

Il confronto su queste problematiche proseguirà in un successivo incontro già richiesto dalle Segreterie Nazionali.

Roma, 22 settembre 2018

Le Segreterie Nazionali

APPALTI FERROVIARI RICHIESTA D’INTERVENTO URGENTE

Le scriventi Segreterie Nazionali con la presente intendono portare all’attenzione dell’AD di FSI lo scenario che si sta delineando, ancor prima della data fatidica del 24 settembre, nella ristorazione a bordo treno e relativi servizi ausiliari, pulizia a bordo treno, negli impianti e negli uffici e relativi servizi ausiliari e del comparto servizi notte.

Da qualche settimana, pervengono a codeste Organizzazioni sindacali varie procedure di licenziamento collettivo e di ritardo o mancato pagamento delle retribuzioni.

Quanto sopra non fa che confermare le preoccupazioni che hanno portato Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl TAF e SLM Fast alla dichiarazione di sciopero nazionale del 24 settembre.

Purtroppo, in assenza di soluzioni strutturali ed interventi tempestivi, la situazione non può che peggiorare, pertanto, invitiamo il neo Amministratore Delegato del Gruppo ad attivarsi affinché tali situazioni possano trovare fattive e definitive soluzioni.

FILT CGIL M. de Rose - FIT CISL S. Pellecchia - UIL TRASPORTI N. Settimo - UGL TAP Ezio Favrta - FAST MOBILITÀ A. D'Ambrosio

venerdì 21 settembre 2018

SCIOPERO NEI SERVIZI FERROVIARI IN APPALTO, A RISCHIO 250 ADDETTI NEL LAZIO

Appalti FS : sindacati . 24 settembre 2018 : sciopero nei servizi ferroviari in appalto. A rischio 250 addetti nel Lazio.

Stop a pulizia stazioni, treni e servizi accessori, ristorazione, pulizia a bordo e accompagnamento notte

ROMA, 19 settembre “Lunedì 24 settembre si terrà la seconda azione di sciopero nazionale del personale dipendente delle aziende che operano nel settore degli appalti ferroviari del Gruppo FS Italiane. La prima azione, di 4 ore, si è tenuta il 20 luglio u.s.,con percentuali di adesione molto alte”. 

A proclamare la protesta sono unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl TAF e Fast Confsal denunciando che “a causa all’esaurimento degli ammortizzatori sociali sono a rischio esubero oltre 2 mila addetti su 10 mila totali,a livello nazionale, impiegati nei servizi ferroviari prevalentemente in appalto di pulizia treni, stazioni e servizi accessori, di ristorazione e pulizia a bordo treno e di accompagnamento notte”.

“Al Ministero del Lavoro - spiegano le organizzazioni sindacali - a cui abbiamo più volte richiesto di intervenire, spetta il compito di risolvere la questione degli ammortizzatori in scadenza e della validazione delle tabelle del costo del lavoro convenute tra le parti”.

“Tra le problematiche alla base dello sciopero - ricordano infine Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl TAF e Fast Confsal - ci sono anche le procedure di affidamento dei lotti messi a gara con ribassi eccessivi, la mancata applicazione delle clausole sociali e contrattuali ed i continui cambi appalti a causa dell’avvicendamento delle imprese, alle quali vengono affidati i servizi in appalto che di fatto determinano la non applicazione delle disposizioni di legge che regolano il settore”.

Tale vertenza nel Lazio produrrebbe un esubero di circa 250 addetti. Alcune procedure di licenziamento collettivo sono già state avviate.



mercoledì 19 settembre 2018

COMUNICATO AI LAVORATORI E ALLE LAVORATRICI DI COTRAL

Roma, 19/09/2018 - L’azienda ha messo in campo interpretazioni restrittive al diritto di sciopero, per mezzo di ben due comunicazioni al personale, ma l’alta adesione allo sciopero del 17.09.2018, indetto dalle Segreterie Regionali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti è la dimostrazione che i lavoratori e le R.S.U. sono stanchi dell’atteggiamento adottato dal management aziendale che con continue azioni unilaterali, non applica pienamente gli accordi sottoscritti, ma da attuazione solo ad alcuni contenuti, per di più unilateralmente interpretati.

Nonostante l’Azienda abbia fatto risultare un 30% di adesione, per mezzo dell’aggregazione di vari dati, lo sciopero ha causato la soppressione di oltre 2000 corse, quindi circa il 66% del servizio, creando notevoli disagi a tutti i cittadini del Lazio.

NON COMPRENDIAMO PERCHÉ
  • durante le fasi di trattativa, i lavoratori di Cotral si sono dovuti confrontare con un’azienda che manifestava chiaramente di non voler rispettare i criteri di costruzione turni ed operava un irrigidimento della disciplina, un uso non conforme dei trasferimenti del personale, un ulteriore taglio del servizio ed una gestione del settore manutenzioni incomprensibile;
  • l’azienda Cotral pur avendo un potenziale di uomini/ mezzi sufficienti per effettuare più chilometri continui a tagliare le corse non rispettando il diritto alla mobilità dei cittadini, in particolare nei piccoli Comuni del Lazio;
  • l’azienda Cotral, con l’efficientamento del servizio che ha prodotto consistenti utili di bilancio, non redistribuisca alcunché agli autisti ed ai verificatori, i veri artefici del risanamento aziendale;
  • l’azienda Cotral non rispetti le percorrenze individuate dalla “Commissione Percorrenze” istituita tramite accordo.
E’ assolutamente necessario ripristinare un sistema di equità e di legalità in Cotral, che può che passare attraverso un normale funzionamento delle relazioni industriali, l’applicazione piena degli accordi sottoscritti ed una corretta gestione del personale, ad oggi discriminatoria e non tesa al miglioramento del servizio e delle condizioni di lavoro.

Chiediamo alla Proprietà, che risulta essere ancora assente, di attivare urgentemente un tavolo congiunto per far fronte ad un’azienda che rifiuta il confronto annullando le convocazioni, in quanto tutto ciò mette in discussione la qualità del servizio offerto ai cittadini ed il rispetto dei lavoratori.

La nostra mobilitazione continuerà finché non verrà attivato un decisivo cambio di rotta.

Le Segreterie Regionali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti

lunedì 17 settembre 2018

PROTOCOLLO FABBRICA ROMA: RICHIESTA INCONTRO URGENTE A SINDACA RAGGI


Roma, 17 settembre 2018 - Nell’ambito del Protocollo di Relazioni sindacali “Fabbrica Roma” sottoscritto con Lei nel settembre 2017, era previsto un tavolo specifico sulla riorganizzazione delle partecipate. Quel tavolo ha prodotto un verbale di accordo in cui era previsto che la stessa riorganizzazione sarebbe intervenuta senza ricadute negative per i lavoratori.

Nel mese di aprile 2018 Le abbiamo richiesto di riconvocare quel tavolo per affrontare i vari problemi che stavano emergendo, palesemente in contrasto con gli impegni sottoscritti.

Non abbiamo ricevuto risposta.

Il 6 giugno 2018 le scriventi Organizzazioni hanno effettuato un presidio in Piazza del Campidoglio per denunciare l’assoluta inadeguatezza del confronto e in particolare la totale assenza di riscontro sulla situazione, sempre più preoccupante, delle aziende partecipate.

A seguito del presidio si è svolto un incontro con Lei e la sua giunta, con l’assenza dell’Assessore al Bilancio, in cui erano state definite alcune azioni necessarie a ricostruire un rapporto di collaborazione effettivo. Tra queste la convocazione di un tavolo negoziale con l’assessore al bilancio per affrontare il tema delle partecipate che Lei si era impegnata a convocare a “stretto giro”.

Ad oggi constatiamo che anche gli impegni da Lei assunti nell’ultimo incontro sono stati disattesi.

Non solo, è stata votata ad Agosto 2018 una delibera di giunta, n 161/2018, che crea le condizioni per il fallimento di Roma Metropolitane e per la privatizzazione, a basso costo, di Farmacap determinando le condizioni per favorire soggetti economici che da anni mirano a mettere le mani sulle farmacie comunali. 

A ciò si aggiunga la mancata approvazione dei bilanci di quasi tutte le partecipate ed in particolare di Ama e di Atac , mettendo, nel primo caso, a repentaglio le retribuzioni, il premio di risultato e la funzionalità dell’azienda, e nel caso di Atac il rischio di determinare contraccolpi sul concordato preventivo recentemente approvato dal Tribunale. 

Inoltre, si sta trascinando la situazione di Multiservizi la cui scelta , da parte del Comune di Roma, di perseverare sulla gara a doppio oggetto determinerà conseguenze occupazionali pesantissime con perdita di posti di lavoro e riduzioni salariali.

E’ evidente che tale scenario non risulta più sostenibile.

Pertanto, siamo a chiederle la convocazione di un tavolo urgente sulla situazione delle partecipate in assenza del quale saremo, nostro malgrado, costretti ad indire iniziative per tutelare la qualità dei servizi resi alla cittadinanza e per garantire i livelli occupazionali e salariali dei dipendenti coinvolti. 

In attesa di riscontro, distinti saluti.

p. la CGIL Roma e Lazio (Il Segretario Generale) Michele Azzola
p. la CISL Roma Capitale e Rieti  ( Il Segretario Senerale) Luca Bozzi
p. la UIL Lazio (Il Segretario Generale) Alberto Civica


sabato 15 settembre 2018

LUNEDÌ 17 SCIOPERO COTRAL

Dopo diverse giornate di trattativa volte alla risoluzione delle criticità generate dalla mancata applicazione da parte di Cotral degli accordi sottoscritti tra le parti e dopo una prima azione di sciopero consumata in data 26 luglio 2017, l’azienda non ha ancora disposto tutte le azioni necessarie al ripristino di una corretta applicazione degli accordi stessi. Permane la gestione unilaterale della disciplina, delle manutenzioni, dei trasferimenti del personale e delle relazioni industriali.
In aggiunta a ciò l’azienda Cotral Spa sta operando un ulteriore taglio chilometrico ad un servizio già aggravato dalle criticità inerenti le turnazioni, evidenziate dalle OO.SS. e ad oggi, con l’inizio del nuovo anno scolastico, ancora non risolte e nuovi trasferimenti del personale non concordati.

I lavoratori di Cotral tra tutti sono coloro che hanno maggiormente e fattivamente contribuito al buon esito del progetto di risanamento aziendale ed è intollerabile il diniego aziendale al tentativo di conciliazione proposto dalle OO.SS. e l’atteggiamento di una Proprietà assolutamente distante nei loro riguardi.

QUESTE SONO LE RESPONSABILITÀ E LE MOTIVAZIONI DELL’ENNESIMA AZIONE DI SCIOPERO DEL 17.09.2018.

PER QUESTI MOTIVI CHIEDIAMO AI LAVORATORI DI UNIRSI, ADERIRE E DI ADOPERARSI PER UNA MASSIMA RIUSCITA DELLO SCIOPERO DI LUNEDÌ 17. 


VERTENZA SOCIETÀ COTRAL S.P.A.
"Gentile Governatore On. Nicola Zingaretti, le scriventi OO.SS. si trovano costrette, loro malgrado, a far affrontare a tutti i cittadini del Lazio un’ulteriore giornata di disagio, consumando uno sciopero di 24 ore nell’azienda Cotral Spa, in una data sensibile per la mobilità di tutti i cittadini della nostra regione come quella dell’avvio ufficiale del calendario scolastico per il 17 settembre p.v..

Dopo diverse giornate di trattativa volte alla risoluzione delle criticità generate dal mancato rispetto, da parte di Cotral, degli accordi sottoscritti tra le parti e dopo una prima azione di sciopero consumata in data 26 luglio 2017, l’azienda non ha ancora disposto tutte le azioni necessarie al ripristino di una corretta applicazione degli accordi stessi. Permangono, dunque, quasi totalmente inalterate, le problematiche motivo della vertenza in atto alle quali si aggiunge una gestione unilaterale e priva di criteri oggettivi di programmazione in tema di disciplina, manutenzione, trasferimenti del personale e relazioni industriali.

L’azienda Cotral Spa sta operando un ulteriore taglio chilometrico che avrà certamente preoccupanti ripercussioni sul servizio offerto alla cittadinanza, già aggravato dalle criticità inerenti le turnazioni, evidenziate dalle OO.SS. e ad oggi, con l’inizio del nuovo anno scolastico, ancora non risolte.

Alla vigilia della seconda azione di sciopero, proclamato per il giorno 17.09.2018 ed a seguito dell’incontro avvenuto ieri in assessorato, il management ha evidentemente manifestato di non voler giungere ad una risoluzione della vertenza e di voler chiudere le relazioni industriali, annullando bruscamente la riunione prevista per oggi 14.09.2018. (comunicazione in allegato) e contemporaneamente, operando unilateralmente ulteriori trasferimenti del personale.

Riteniamo che quanto sopra descritto sia una condizione irreversibile, inaccettabile ed ingestibile, che potrebbe configurare anche una condotta antisindacale. Il diniego aziendale al tentativo di conciliazione proposto dalle OO.SS. ed una Proprietà assolutamente distante nei riguardi dei lavoratori della Cotral Spa i quali, tra tutti, sono coloro che hanno maggiormente e fattivamente contribuito al buon esito del progetto di risanamento aziendale, sono gli elementi responsabili l’ennesima azione di sciopero che i cittadini che dovranno subire loro malgrado.

Pertanto, auspichiamo che questa Proprietà operi un decisivo cambio di rotta al fine di evitare ulteriori disagi ai lavoratori ed ai cittadini del Lazio.

In attesa di un pronto riscontro, porgiamo distinti saluti."

venerdì 14 settembre 2018

DOCUMENTO DELLE SEGRETERIE NAZIONALI FILLEA CGIL E FILT CGIL

Modello di sviluppo: rilanciare “Connettere l’Italia”, migliorare il Codice degli Appalti. Risorse e tutele non si toccano.

Il dramma di Genova, oltre la rabbia ed il dolore, ripropone in modo evidente il tema di quale modello di sviluppo, quale politica per le infrastrutture e per le città, quale ruolo del pubblico e del privato, quale sistema di regole.

Come Fillea Cgil e Filt Cgil – come evidenziato anche nell’iniziativa del 21 Febbraio scorso – riteniamo imprescindibile continuare (e semmai potenziare) la strategia di interventi ed investimenti delineata dal programma “Connettere l’Italia” in coerenza anche con un sistema di regole (nuovo Codice degli Appalti) che, pur con diversi limiti, ha puntato a superare molte delle storture ed ingiustizie del passato. Serve al Paese una rinnovata politica industriale e un moderno efficientamento
delle infrastrutture.

La passata legislatura pur con evidenti criticità (interventi pesanti nella legislazione del lavoro, con una lunga fase di “disintermediazione” in particolare con il Sindacato, per quanto riguarda le politiche economiche, le politiche industriali e le politiche sociali) sul tema di quale modello infrastrutturale ci ha infatti consegnato alcuni punti di merito condivisi, in relazione a:

  • Pianificazione, programmazione e progettazione pluriennale degli interventi sull'infrastrutture, con certezza di risorse (si veda da ultimo il Collegato 2018) per oltre 130 miliardi ed individuazione delle opere, assegnando priorità agli interventi sul sistema della logistica e dei trasporti anziché alla singola opera in sé (uscendo dalla logica della Legge Obiettivo), sia in ambito nazionale, aree urbane comprese, che nelle connessioni con le reti internazionali, puntando ad una forte integrazione modale, con attenzione alle modalità di costruzione e di trasporto meno impattanti dal punto di vista ambientale. Con una Strumentazione operativa, anche essa condivisa, rappresentata dal Documento Pluriennale di Pianificazione, con il quale valutare su base triennale gli investimenti in opere pubbliche e l’efficace monitoraggio/controllo della loro realizzazione;
  • Inserimento delle stesse scelte di investimento in un mix più equilibrato tra nuove opere e manutenzione (ordinaria e straordinaria) dell’esistente, per affrontare il nodo epocale del naturale esaurimento del ciclo di vita di un sistema infrastrutturale, soprattutto stradale, costruito in gran parte negli anni ‘70 e ‘80. Tutto ciò agendo con processi decisionali condivisi nel rapporto con le istituzioni locali e le forze sociali, sia imprenditoriali che sindacali;
  • Il ruolo centrale, di carattere “industriale”, affidato alle grandi committenze pubbliche, quali Gruppo FS, Anas, piattaforme logistiche, Autorità di Sistema Portuale, Amministrazioni comunali e Città Metropolitane, soggetti “motore” che, in una logica di interventi infrastrutturali integrati, possono mettere in campo adeguate masse critiche sul piano finanziario ed attivare efficaci forme di partenariato pubblico-privato;
  • Qualificazione del sistema degli appalti, dalla progettazione alla realizzazione alla qualificazione di imprese e del lavoro, superamento del sistema derogatorio, prevenzione e contrasto della corruzione e infiltrazione mafiosa nel sistema degli appalti e nuova legislazione contro il caporalato (la Legge 199/2016) che interessa fenomeni patologici anche in edilizia e nella logistica e nuova legislazione anti mafia contro infiltrazioni e per recupero aziende sequestrate.
Interventi certo migliorabili (soprattutto in relazione ai fabbisogni più complessivi di un Paese fragile anche dal punto di vista idrogeologico e sismico, e in relazione alla qualificazione delle stazioni appaltanti pubbliche, dopo decenni di svilimento anche professionale delle stesse, con farraginosità e frammentazione delle responsabilità e dei meccanismi), da connettere ad una visione urbanistica più avanzata e tecnologicamente multilivello (smart city, città intelligenti, ecc.), ma che segnano un’inversione di rotta più volte richiesta dalla stessa Cgil e dal suo Piano per il Lavoro per avviare una ripresa economica prima, consolidarla poi guardando alla qualità del lavoro e all’aumento della competitività del sistema.

Dobbiamo quindi ripartire dalle seguenti parole d’ordine: garanzia degli investimenti già stanziati, completamento delle opere infrastrutturali strategiche, rafforzamento della strategia intermodale, equilibrio tra nuove opere e manutenzione, funzione industriale delle stazioni appaltanti a partire da Anas e Ferrovie, qualificazione del pubblico, nuovo equilibrio tra ruolo del pubblico e suo controllo delle attività private, difesa delle regole (Codice Appalti). Il tutto per garantire qualità nella progettazione, trasparenza, qualificazione dell’impresa, qualificazione del lavoro, presidio industriale con player forti del settore delle manutenzioni edili evitando (tornano a manomettere il rapporto 60-40) una totale frammentazione degli interventi manutentivi disperdendo economie di scale e competenze professionali, a danno della stessa sicurezza.

La strategia condivisa, nota come “Connettere l’Italia” e l’iniziativa legislativa, normativa e finanziaria finalizzata al nuovo Piano Generale dei Trasporti e della Logistica, rappresentano quindi il quadro di riferimento per integrare le politiche degli investimenti infrastrutturali alle politiche più generali di competitività e qualità del sistema paese. Occorre implementare tali risorse, in particolare su progettazione e riduzione/qualificazione delle stazioni appaltanti pubbliche,
accelerarne la spesa, non il contrario.

Difendiamo i principi e le norme del Codice degli Appalti, disponibili ad intervenire su alcune norme di processo (selezione della terna, estrazione, qualificazione finanziaria per tutte le imprese e non solo per le prime 3, ecc.), ma rivendicando la bontà di aver separato progettazione ed esecuzione, aver ridotto al minimo le pratiche delle varianti (tra le cause principali di aumento abnorme di costi ed incompiute), aver introdotto maggiori certezze sul rispetto dei CCNL, aver inserito la clausola sociale, aver limitato il ricorso a sub appalti e al massimo ribasso, chiedendone su alcune parti, semmai, la piena attuazione (si pensi solo alla non attuazione dell’Articolo 105 sui sub appalti relativamente alla congruità; avviata con successo invece nell’area del cratere).

Non a caso, dentro questa filosofia e con il “sostegno” del nuovo Codice, si è anche sviluppata la nostra azione sindacale negli ultimi anni: come CGIL abbiamo provato ad implementare nei rinnovi dei CCNL, con protocolli locali con Comuni e Regioni, tali principi secondo una strategia di “contrattazione inclusiva” (protocollo Anas, protocollo Mit, Comune di Milano, Torino, Parma, Firenze, Roma, Regione Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Puglia, ecc). Si tratta oggi quindi non di rimettere in discussione i cardini del nuovo Codice ma di pretendere la concreta applicazione e con esso, dei diversi accordi a partire da quello quadro sottoscritto con il Mit, affinché vivano e “plasmino” un comportamento virtuoso nel sistema degli appalti pubblici.

In questo è evidente la schizofrenia di un dibattito politico che vede il Governo da un lato evocare la nazionalizzazione delle autostrade in nome di più controllo e gestione diretta e dall’altro avviare una pseudo consultazione sul Codice degli Appalti dove si teorizza il ritorno al progetto integrato, al massimo ribasso, all'implementazione del subappalto alla totale liberalizzazione delle manutenzioni
edili e concessionarie, al depotenziamento del ruolo dell’Anac.

Ruolo del Pubblico e sistema concessionario

Una politica di sviluppo pluriennale, che valorizzi la qualità del territorio, una nuova riorganizzazione urbana, delle opere e dei trasporti ha bisogno di un ruolo del pubblico diverso da quello esistente. Sia in termini di rapporto con i soggetti privati sia in termini di propria efficienza e capacità.

Il tema delle concessioni deve trovare sistematizzazione in un mix di regole uniche e trasparenti dove siano evidenti i legittimi guadagni delle imprese ma soprattutto l’efficienza ed efficacia delle scelte a favore dei cittadini, consapevoli sia della condizione di monopolisti da un lato sia del fatto che servono ingenti risorse, professionalità, competenze per reggere la sfida di un sistema, parte integrante della competitività di un Paese nel mondo.

Occorre una Legge Quadro che regoli tutti questi aspetti e occorre un’Authority dei Trasporti, diversa dall’attuale, che non ha dato certezze per il settore esercitando un azione burocratica e pervasiva, invadendo il campo nella gestione delle società senza la minima attenzione alla sostenibilità economica e alle regole del lavoro, ma in grado - sul modello positivo dell’energia - di regolare tariffe, dinamiche di mercato, dinamiche competitive garantendo, nel rapporto con il Parlamento, trasparenza, vigilanza, il bene comune sia in termini di tariffe che di capacità di investimento.

Il pubblico, sia nella funzione di controllore che di eventuale gestore (Anas), deve recuperare anni di una cultura e pratica liberista che hanno svuotato di competenze tecniche e scientifiche tanto il Mit che Anas, tanto il Genio civile che gli Uffici locali per le opere pubbliche e il territorio.

Occorre recuperare competenze, conoscenze, quantità minime per assicurare un reale controllo del pubblico sulle tante infrastrutture principali e secondarie, sulle realtà imprenditoriali che direttamente o in appalto pubblico agiscono su costruzione, manutenzione, gestione, servizi, recuperando anche una modifica degli assetti istituzioni locali che ha peggiorato il quadro (si pensi alla rete stradale secondaria).

Solo il combinato disposto di questi interventi potrebbe permettere di valorizzare fino in fondo il patrimonio rappresentato dai tecnici, operai, professionisti che in questi anni hanno rappresentato anche punte di eccellenza in Anas e nelle imprese private.

Qualunque scelta di sistema, infine, compreso un progressivo ritorno del Pubblico gestore, al netto di una verifica su efficacia ed efficienza, non può in nessun caso mettere in discussione i livelli occupazionali, le competenze, le capacità industriali di queste realtà, ne – in assenza di una legge quadro e di un Authority forte - tanto meno aprire le porte, quasi a prescindere, a player magari stranieri che potrebbero avere interessi, nel mondo, non collimanti con le strategia di crescita del nostro Paese e di riconversione di un modello produttivo più efficiente e sostenibile.

Genova: la priorità è far ripartire città, porto, imprese.

La magistratura accerterà tutte le responsabilità sui tragici eventi del 14 Agosto. Ma ora la priorità deve essere l’immediata ripartenza di Genova e la CGIL, e siamo certi tutto il movimento sindacale, si deve mettere a disposizione di questo obiettivo.

Consapevoli che, pur nel dolore, questa potrebbe essere l’occasione per accelerare quel nuovo modello di città che affronti le sue fragilità storiche, come da tempo chiede anche la stessa CGIL.

Fragilità idrogeologiche figlie di un modello di sviluppo e di crescita che, non tenendone conto, ha ferito il territorio e che dimostra oggi quanto miope e “costoso” è stato ed è.

Fragilità urbanistiche, investendo sulla rigenerazione e sull’immediata messa in sicurezza dei quartieri, delle case e degli edifici pubblici a partire da quelle intorno al Ponte Morandi per cui la ricostruzione prima parte, prima può facilitare il rientro delle famiglie colpite o l’individuazione di adeguate soluzioni condivise con i cittadini interessati. Genova rappresenta un punto strategico per l'intero sistema economico del Paese.

Fragilità viarie e ferroviarie che rappresentano un collo di bottiglia per la mobilità delle persone ma anche delle merci e che ci devono spingere, dopo il collasso che si rischia di registrare, ad accelerare ogni intervento volto a diversificare sia i collegamenti che le modalità di trasporto delle merci e delle persone. È evidente che si dovranno utilizzare più e meglio di prima la rete di trasporto pubblico urbano, su gomma, su ferro. Vanno potenziati i servizi da Levante a Ponente, anche oltre Voltri e Nervi, e i servizi che dalla Val Polcevera, dalla Val Bisagno e dall’entroterra portano i pendolari in centro. Serve uno studio serio sui sistemi di adduzione che crei sinergie fra il servizio pubblico su gomma e quello su ferro, anche oltre lo stretto perimetro dell’Area Metropolitana, per ridurre al minimo il traffico di mezzi leggeri che transitano quotidianamente a Genova, soprattutto nelle ore di punta. Per farlo serve una programmazione seria e puntuale, supportata dalle risorse adeguate.

Rispetto al trasporto merci su ferro, va finalmente trovata una soluzione al potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria del nodo di Genova, rallentato negli ultimi anni dai contenziosi giudiziari, e comunque ridimensionato rispetto al progetto inziale a seguito di scelte strategiche evidentemente sbagliate. L’accelerazione dei lavori per ricollegare il porto storico con il Parco di Campasso (comunque situato sotto quello che resta del ponte Morandi) giunge tardivo, ma inizia a dare una visione di prospettiva per l’aumento della quota di traffico merci su ferro.

Con l’agibilità delle aree interessate dal crollo e la completa rimozione delle macerie, sono state ripristinate le linee ferroviarie. In attesa di capire se i due binari saranno interdetti alla circolazione perché interessati dalla demolizione del moncone di ponte sovrastante, i binari lato fiume (Sommergibile e Bastione) sarebbero comunque sufficienti per permettere l’accesso al porto, dove crediamo sia necessario potenziare un servizio di trasporto su rotaia delle merci dal porto agli interporti del Piemonte e della Lombardia, intervento che permetterebbe di snellire il traffico dai mezzi pesanti, per il trasporto merci, nell’area urbana.

Non solo Gronda e Terzo Valico da accelerare in funzione di un alleggerimento del movimentato in città e per consolidare lo sviluppo del Porto lungo le direttrici internazionali Sud-Nord e, tramite Piemonte e Lombardia, Est-Ovest, ma anche (visti i tempi tecnici di realizzazione delle nuove opere) implementazione del passaggio da gomma a ferro intervenendo subito sul potenziamento del tratto ferroviario per le merci e attività portuali, con la sperimentazione di modalità di retro porto più avanzate e l’accelerazione dei collegamenti interportuali. Garantire al Porto di mantenere i sui livelli di competitività, i contratti in essere e le attività programmate è fondamentale per la città e per il Paese. Così come occorre garantire, anche attraverso il potenziamento delle arterie secondarie, i flussi verso Genova e lungo la dorsale ligure.

Su Genova è necessario evitare ritardi e contenziosi giuridici e qualsiasi provvedimento di carattere legislativo deve prevedere che il costo dell'opera sia a carico del concessionario, e che siano individuati i soggetti che realizzino l'opera nel minor tempo possibile con le migliori tecniche costruttive e dei materiali, con l'obiettivo della massima sicurezza del lavoro. Anche per questo, infine, la parola d’ordine deve essere: “si scelga il sistema per abbattere e ricostruire l’ex ponte Morandi più veloce possibile”, sapendo che ogni giorno che passa è un disagio in più per cittadini e lavoratori.