sabato 20 ottobre 2018

REFERENDUM ATAC, SI ALLARGA IL FRONTE DEL 'NO': "IL PRIVATO NON È SINONIMO DI ECCELLENZA"

Referendum Atac, si allarga il fronte del 'no': "Il privato non è sinonimo di eccellenza"

Referendum Atac, si allarga il fronte del 'no': "Il privato non è sinonimo di eccellenza"
Si allarga il fronte del ‘No’ al referendum consultivo promosso dai Radicali per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico della città attualmente nelle mani di Atac. A meno di un mese dalla consultazione, che si terrà il prossimo 11 novembre, il variegato quadro di quanti preferiscono non affidare il servizio pubblico al mercato, che ha iniziato a comporsi nell’aprile scorso con la nascita dei primi comitati (Mejo de no’ e Atac bene comune), si è aggiunto di nuovi pezzi. 

È di ieri, giovedì 18 ottobre, l’annuncio della campagna per il ‘No’ di Cgil, Cisl e Uil di Roma e del Lazio. Il nome del comitato sarà: “Trasporto pubblico”. Per i tre sindacati, dietro al quesito sulla messa a gara del trasporto pubblico si nasconde l’intento “neanche troppo celato, di trasferire le attività di Atac ai privati” ma l’equazione tra “privato ed efficienza” rappresenta per i sindacati “una tesi sbagliata” perché “negli ultimi decenni si sono susseguite diverse privatizzazioni e/o esternalizzazioni dei servizi pubblici locali” che “non hanno prodotto effettivi miglioramenti”.

“Il nostro indirizzo è quello di votare ‘no’ perché l’esperienza maturata sia a livello cittadino sia europeo” spiega Daniele Fuligni, segretario regionale Filt Cgil. “A Roma sono sotto gli occhi di tutti le inefficienze di Roma Tpl, la società privata che detiene il 20 per cento del servizio. Oltre al disagio dei lavoratori per ritardi nei pagamenti anche il servizio insufficienze offerto alla cittadinanza sulla quale, inoltre, sono stati caricati costi di contenziosi come il ‘lodo Roma tpl’ appunto”.

In Europa, invece “c’è l’esempio di Londra che ha già sperimentato in negativo la privatizzazione con una diminuzione degli standard di sicurezza e con un aumento dei costi per i cittadini. Proprio a Londra, soprattutto nel settore metro-ferroviario, si è scelto di fare un passo indietro rispetto alla privatizzazione perché il servizio non era adeguato. Altre capitali come Parigi e Berlino, invece, hanno mantenuto pubblico il proprio servizio di trasporto e non vediamo perché anche a Atac non possa rimanere di proprietà dei romani”. Poi ha concluso: “Privatizzare un servizio significa togliere il diritto di intervento ai cittadini con tutti i rischi di una gestione da parte dei privati che hanno interesse a fare profitti ma non a fornire un servizio accessibile a tutti. Atac deve invece continuare sulla strada del risanamento economico e del servizio”. 

Ad aver annunciato ieri la decisione di schierarsi a favore del ‘no’ è anche Fratelli d’Italia che ha giudicato “vigliacca e sbagliata la scelta” del Movimento Cinque Stelle e della sindaca Virginia Raggi di “tenere in sordina lo svolgimento della consultazione” e facendo un appello ai romani: non sarà un giudizio sull'attuale gestione del servizio, “bocciato nei fatti”, ma sul mantenimento pubblico di “un bene prezioso che svolge una funzione sociale”. A spiegare la posizione del gruppo capitolino sono stati, in una conferenza stampa in Campidoglio, il capogruppo Andrea De Priamo, i consiglieri Francesco Figliomeni e Lavinia Mennuni e il capogruppo alla Regione Lazio, Fabrizio Ghera, che hanno lanciato una proposta di delibera per legare gli emolumenti dei dirigenti di Atac agli effettivi livelli del servizio. 

“Bisogna rendere Atac più simile alle aziende private, ma privatizzare sarebbe errore clamoroso: basta guardare le tante città che l'hanno fatto e sono tornate indietro e i risultati di Roma Tpl che gestisce il 20% delle linee di superficie”. Queste, ha concluso De Priamo, “sono le nostre principali proposte e motivazioni che ci portano a dire che il referendum non è sull'andamento del tpl sotto la gestione Raggi ma su un bene prezioso che va rilanciato. Mettere in sordina il referendum è una scelta vigliacca e sbagliata, bisogna fare campagna e metterci la faccia”. 

Altra la scelta quella del Partito democratico che si è ritrovato diviso di fronte al quesito posto dai Radicali, con alcuni esponenti che si sono espressi a sostegno e altri che hanno invece partecipato fin da subito in sostegno dei comitati per il ‘no’. Così, per i dem della Capitale, scatta un pre-referendum. “Il Pd di Roma sarà la prima Federazione in Italia a chiedere ai propri iscritti di esprimersi direttamente sulla posizione che il partito deve assumere su scelte cruciali per il futuro della città”. Si tratta di tre quesiti, tra cui anche quello sul futuro del tpl. Il voto, prosegue il comunicato, “si svolgerà contestualmente alle convenzioni per la selezione dei candidati a segretario regionale che si svolgeranno, in ciascun circolo territoriale, da venerdì 19 ottobre a domenica 28 ottobre”. 

Continua la sua campagna anche il ‘Comitato utenti e lavoratori per il mantenimento del trasporto pubblico’ organizzato da Usb, Orsa, Potere al popolo, Rifondazione Comunista, Cinecittà bene comune, collettivi studenteschi e comitati territoriali che domani, sabato 20 ottobre, saranno in piazza a Roma (partenza alle 14 da piazza della Repubblica a San Giovanni) per il corteo che, da Nord a Sud, chiederà la “nazionalizzazione dei servizi, delle aziende e delle infrastrutture strategiche del paese”. Chi difende un’Atac pubblica sarà in piazza: “È ormai assodato che il privato non è la soluzione anzi peggiora le condizioni di lavoro per i dipendenti e il servizio agli utenti” spiega Michele Frullo, sindacalista di Usb.

“Se Atac oggi è ridotta in queste condizioni è proprio perché per facilitare l’ingresso dei privati nel servizio pubblico sono state tagliate risorse. Noi non solo vogliamo che Atac resti pubblica ma che smetta di essere una società per azioni per diventare un’azienda speciale, al cento per cento nelle mani del Comune così che possa essere pienamente controllata. Quello che chiediamo è che a Roma vengano date le risorse che merita per dare la possibilità a Atac di servire due milioni e mezzo di cittadini, 2 milioni di pendolari e migliaia di turisti ogni giorno”.

Fonte ROMATODAY



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venerdì 19 ottobre 2018

TRASPORTI LAZIO, SINDACATI: “RICHIESTO INCONTRO A REGIONE, URGENTE PIANIFICAZIONE STRATEGICA”

Roma, 19 ottobre 2018 - “Abbiamo inoltrato una richiesta unitaria di incontro al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e all’assessore ai Lavori Pubblici e Tutela del Territorio, Mobilità Mauro Alessandri, perché riteniamo urgente e imprescindibile la condivisione di un’efficace pianificazione del sistema dei trasporti: il territorio ha un estremo bisogno di una politica strategica e organica”.

E’ quanto rendono noto i Segretari Generali della Filt-Cgil, della Fit-Cisl e della Uiltrasporti di Roma e Lazio, Eugenio Stanziale, Marino Masucci e Simona Rossitto, aggiungendo che “serve una riflessione approfondita orientata all’utilizzo mirato ed efficace dei finanziamenti destinati al sistema dei trasporti: la recente approvazione, da parte della Bei, di uno stanziamento di 195 milioni di euro in favore dei Porti di Roma e del Lazio, rende ancora più opportuna l’elaborazione di piani lungimiranti”.

“Riteniamo inoltre necessario – concludono i sindacalisti - un approfondimento sulle intenzioni della Regione in merito agli affidamenti delle Ferrovie ex concesse”.

martedì 16 ottobre 2018

ATAC, CON LA PRIVATIZZAZIONE LA SITUAZIONE PEGGIORA

Intervista sul quotidiano "Il Tempo" a Daniele Fuligni, Segretario Regionale Responsabile TPL.

«Ci sono mille ragioni per votare contro la privatizzazione di Atac nel referendum del prossimo 11 novembre. Roma ha già sperimentato una cosa simile su un segmento del trasporto pubblico e i risultati sono stati pessimi. "Privato" non è sempre sinonimo di "virtuoso", soprattutto quando si parla di servizi strategici, come l'esperienza dimostrata». Daniele Fuligni, Segretario FILT CGIL Roma e Lazio, al potere salvifico del privato non ci ha mai creduto, e in questa intervista ci spiega il perché.

Fuligni, a cosa allude quando parla di privatizzazione con «risultati pessimi»?
«Alludo per esempio a "Roma Tpl", un'operazione di liberalizzazione/privatizzazione che qualche anno fa ha coinvolto circa il 20% del trasporto romano. Il risultato è stato quello di avere un servizio scadente, che ha provocato alla collettività diversi problemi, sia economici che pratici. A partire dai mancati pagamenti dei dipendenti - e quindi allo scatenarsi degli scioperi conseguenti - fino ad arrivare all'apertura di un contenzioso con il Comune che è costato ai cittadini circa 150 milioni di euro. L'inefficienza del privato si scarica sempre sulla collettività, a volte ancor di più di quella pubblica. Un modello che ha fallito in tutta Europa».

Ci faccia un esempio.
«Londra, per dirne una, ha appena fatto una clamorosa retromarcia in tema di trasporto pubblico, ri-pubblicizzando il comparto ferroviario dopo una disastrosa stagione di privatizzazione durante la quale il servizio è peggiorato, il numero degli incidenti salito vertiginosamente e i costi lievitati in modo esponenziale. Il fatto che la capitale inglese sia stata la prima, in Europa, a tentare questa strada, rende l'esempio ancor più emblematico».

È indubbio però che oggi la gestione pubblica dell'Atac non sia delle migliori.
«Certo, e sono il primo a dirlo. Ma non è liberalizzando che si risolleva l'azienda. L'Italia è piena di esempi di gestione pubblica virtuosa, come il Cotral o l'Atm di Milano, a riprova che il "pubblico" non significa sempre spreco o inefficienza. Una gestione pubblica rinnovata sarebbe la scelta migliore».

Perché?
«Innanzitutto perché in questo modo l'azienda resterebbe sotto il controllo dei cittadini, che con il voto potranno decidere se la gestione li ha soddisfatti o no, con il privato i cittadini sarebbero estromessi da qualunque decisione; poi perché l'utile che ottiene il privato resta al privato, quello pubblico viene invece redistribuito tra i cittadini, anche tramite nuovi investimenti. L'Italia è piena di esempi di gestione pubblica virtuosa, come il Cotral o l'Atm di Milano. Non vedo perché l'Atac non possa farcela, soprattutto ora che per la prima volta ha iniziato un percorso di vero risanamento. Dobbiamo darle tempo affinché possa restare in mano ai legittimi proprietari, cioè ai cittadini romani».


sabato 13 ottobre 2018

VERTENZA ALITALIA, INCONTRO PRESSO IL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

12 Ottobre 2018 - Si è tenuto nella mattinata odierna l’incontro tra le OrganizzazioniSindacali e le delegazioni dei Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, alla presenza del Ministro Luigi di Maio, sul tema della crisi di Alitalia.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, ha espresso, a nome del Governo, la volontà di rilanciare Alitalia, attraverso un nuovo modello industriale di sviluppo che prevederebbe la nascita di una nuova compagnia con partecipazione di soggetti pubblici o controllati e di un partner industriale, il tutto mediante investimenti in termini di flotta ed infrastrutture per consentire una nuova strategia di network volta all’intercettazione di flussi di traffico passeggeri.

Il Governo ha manifestato la volontà di terminare la procedura alla scadenza del 31 Ottobre, attendendo entro questa data l’arrivo di un’offerta vincolante. Successivamente si lavorerà per la definizione della composizione societaria anche mediante l’individuazione di un partner internazionale e quindi e sul piano industriale.

La nostra Organizzazione Sindacale, condividendo gli obiettivi di rilancio di Alitalia dichiarati del Governo, ha espresso apprezzamento per le rassicurazioni in tema di occupazione, ma ha ribadito la necessità di arrivare alla risoluzione della vertenza in tempi molto rapidi, auspicando prima della fine del mese l’arrivo della lettera contenente l’impegno vincolante alla quale dovrà necessariamente fare seguito un piano di investimenti concreto. La Cgil e le organizzazioni sindacali presenti hanno richiesto la garanzia che tutti i lavoratori transitino nella New Company con tutte le garanzie occupazionali necessarie.

Successivamente alle nostre richieste di questi mesi in merito alla sostenibilità del Fondo di Solidarietà del trasporto Aereo, il Governo si è inoltre impegnato per garantire la continuità dello stesso, con le modalità attualmente esistenti mediante una proroga che verrà approntata nei prossimi mesi.

Il calendario dei lavori proseguirà con un tavolo di confronto aperto presso il Ministero dello Sviluppo economico, e a partire dalla settimana prossima le organizzazioni sindacali saranno inoltre convocate presso il Ministero del Lavoro per l’esperimento dell’esame congiunto della procedura di cassa Integrazione in scadenza al 31.10.18 che vede attualmente coinvolti 1480 lavoratori.

La nostra organizzazione in conclusione ha sottolineato e lo ribadirà in tutte le sedi che all’esito della vertenza dovrà essere garantito un futuro di sviluppo alla compagnia con il mantenimento dei livelli occupazionali.

giovedì 11 ottobre 2018

SOSPESO LO SCIOPERO DEL 12 OTTOBRE IN ROMA TPL

In considerazione del verbale di accordo sottoscritto con l'assessore della città in movimento Linda Meleo, le segreterie regionali delle OOSS e la società Roma tpl, nel quale si garantisce la regolarità delle retribuzioni per i lavoratori e l'apertura di tavoli di trattativa aziendali per le ulteriori problematiche con la supervisione dell'assessorato, le OOSS sospendono lo sciopero del 12 ottobre in roma tpl.



mercoledì 10 ottobre 2018

ALITALIA: FILT CGIL,GOVERNO DIA RISPOSTE, SOLUZIONE PER 31/10

Roma, 10 Ottobre 2018 - Per Alitalia "serve una soluzione in tempi rapidi, entro il 31 ottobre". Lo chiede il coordinatore nazionale del trasporto aereo della FILT CGIL, Fabrizio Cuscito affermando che "qualsiasi sia l'idea del Governo per il salvataggio e visto che non c'è più tanto tempo a disposizione, per noi la compagnia deve essere ristrutturata e rilanciata in blocco unico, senza prevedere esuberi. Per fare ciò occorre una congrua immissione di capitale che permetta gli investimenti". "Oggi ci aspettiamo delle risposte dal Governo su Alitalia, per la quale ribadiremo la necessità di un piano industriale serio che preveda finalmente sviluppo", prosegue Cuscito, ricordando inoltre che "il contratto dei lavoratori di Alitalia è scaduto nel 2016 e tutti gli scatti salariali sono bloccati ed anche su questo ci aspettiamo delle risposte. E' urgente inoltre una risposta del governo sulla sostenibilità per i prossimi anni del Fondo di Solidarietà del Trasporto Aereo che ha permesso a tutto il sistema aeroportuale di affrontare le crisi delle aziende del settore, compresa Alitalia".
Secondo Cuscito, "bisogna partire dalla considerazione che il lavoro è un'opportunità e non un fardello, come erroneamente avevano pensato le passate fallimentari gestioni di Alitalia. I buoni risultati raggiunti sotto l'attuale gestione commissariale, nella stagione estiva e nell'inizio di quella autunnale - sottolinea - sono la dimostrazione della professionalità dei lavoratori e delle alte potenzialità della compagnia".

Fonte ANSA

martedì 9 ottobre 2018

CGIL CISL UIL COSTITUISCONO IL COMITATO PER IL NO AL REFERENDUM

CGIL CISL UIL COSTITUISCONO IL
COMITATO PER IL NO AL REFERENDUM
per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico a Roma

Nome del comitato: Trasporto Pubblico

Cgil, Cisl e Uil di Roma invitano i cittadini a votare NO al referendum consultivo dell’11/11/2018.
Esso pone due quesiti riguardanti la messa a gara del servizio di trasporto pubblico a Roma con l’intento, neanche troppo celato, di trasferire le attività di ATAC ai privati.
Privatizzare” sembra essere per alcuni la parola magica in grado di dare miracolosamente equilibrio, efficienza e servizio di qualità, contro un “pubblico” che in automatico dovrebbe evocare dissipazioni, scarsa produttività e conti in rosso.
Noi pensiamo che questa tesi sia sbagliata perché non convince la semplificazione: privato=efficienza, pubblico=inefficienza.

Negli ultimi decenni si sono susseguite diverse privatizzazioni e/o esternalizzazioni dei servizi pubblici locali, senza analisi di valutazione, preventiva e successiva, sugli effettivi risparmi per l’ente appaltante, senza diminuzione delle tariffe e senza una programmazione negoziata degli standards di qualità. Queste privatizzazioni non hanno prodotto effettivi miglioramenti misurabili con parametri oggettivi quali ad esempio riduzione dei costi o aumento di qualità e quantità di servizio Infatti le aziende pubbliche date a privati nella fase di crescita hanno privatizzato i profitti e poi, di fronte alla crisi, hanno socializzato le perdite scaricandone i costi sulla collettività.

Per non parlare poi dei diritti spesso calpestati, primo fra tutti il diritto alla retribuzione, come dimostrato dalle vicende di Roma TPL, azienda privata che gestisce a Roma circa il 20% del trasporto pubblico e che, oltre a non pagare regolarmente gli stipendi non è un modello di efficienza ma al contrario è causa di continui disagi per i cittadini.

Quando un’azienda ha come scopo il fornire servizi pubblici non può rincorrere il profitto ma deve preoccuparsi esclusivamente di essere efficiente e soddisfare le esigenze dei cittadini. Dovremmo tutti convenire sul principio che, imprese che hanno a che fare con i beni comuni non possono massimizzare i profitti, ma devono essere orientate a una gestione in cui l’eventuale utile viene investito in mezzi, infrastrutture e personale.

Nessun privato investe capitali in un'azienda senza la prospettiva di cospicui guadagni, aspettativa che consideriamo legittima ma che va in conflitto con il principio del servizio pubblico quando fa ricadere sulla collettività, oltre al costo del lavoro e i costi di gestione, anche quelli dei profitti attesi dall’imprenditore. Al cittadino è lecito chiedere il costo del servizio ma non è eticamente accettabile che sulle sue tasche gravino anche gli utili dell’impresa.

Da ciò consegue che un'azienda pubblica deve funzionare secondo la logica del non-profit, mantenendo in equilibrio il bilancio, valorizzando competenze e professionalità, offrendo un servizio efficiente.

Deve essere chiaro che dietro le imprese pubbliche che offrono servizi essenziali quali trasporti, rifiuti, sanità, servizio idrico, servizi sociali, si nasconde oggi gran parte della qualità della vita dei ragazzi, dei giovani, degli anziani e, in modo particolare, dei più deboli, dei meno protetti, dei più poveri.
E’ inaccettabile immaginare che trasporto pubblico, asili nido, ospedali, musei, scuole, ecc., possano diventare strumenti nelle mani di qualcuno che cerca il massimo profitto!
I vari servizi pubblici qui richiamati devono essere considerati “beni comuni” non economici, perché sono da assicurare a tutti; quindi, mantenere i servizi essenziali sotto la sfera pubblica è l’unico modo per garantire uguaglianza e pari diritti tra cittadini.

Difendere il carattere pubblico di ATAC non ci esime però dal riconoscere problemi e criticità che sono all’origine dell’attuale stato di crisi. C’è quindi la necessità e l’urgenza di interventi – ognuno per la parte di loro competenza – da troppo tempo rimandati da parte della Regione e del Comune di Roma.

Per tale ragione Cgil, Cisl e Uil ritengono indispensabile affrontare le seguenti priorità:
  • Recuperare l’equilibrio economico-finanziario
  • Proseguire l’opera di riorganizzazione e efficientamento dell’azienda, insieme alla valorizzazione delle professionalità e delle competenze condizione questa essenziale per promuoverne il rilancio e dare una prospettiva di stabilità.
  • Investire in infrastrutture, in nuovi mezzi e in innovazione tecnologica affinché, insieme alla nuova organizzazione del lavoro, si possa migliorare in qualità e quantità il servizio.
  • Intervenire sul Fondo Nazionale per il Trasporto Pubblico Locale affinché si punti a un riequilibrio delle risorse da destinare a Roma, tenendo conto delle dimensioni geografiche e demografiche della Capitale 
    • governance aziendale per rendere credibile e praticabile l’implementazione del Piano Industriale.

    Queste priorità devono però essere supportate da atteggiamenti responsabili e da una nuova capacità di fare sistema da parte dei vari livelli istituzionali.

    CGIL CISL e UIL invitano quindi tutti i cittadini ad affermare il primato del pubblico nei servizi essenziali, a sostenere il piano di rilancio di ATAC, a difendere un bene comune


    votando NO al referendum dell’ 11 novembre