ATAC LETTERA A "IL MESSAGGERO"

Roma, 19 luglio 2017 - Con la presente intendiamo indirizzare al quotidiano "Il Messaggero" e ad Atac alcune riflessioni sulle vicende che ci vedono protagonisti sulle pagine di quotidiani a tiratura nazionale.

Sono giorni che dalle pagine de "Il Messaggero" leggiamo continui tentativi di screditare la categoria degli autoferrotranvieri Atac: prima attraverso speculazioni su regolamenti ferroviari senza né capo né coda; poi con improvvisazioni da investigatori privati su presunte conseguenza disciplinari e suggerimenti sulle pene da applicare; per ultimo snocciolando dati su tempi e modi di lavoro che tradiscono l'incompetenza delle "fonti" che li rilasciano. Ci chiediamo in primis chi da Atac stia fornendo dati artefatti al "Il Messaggero" o video ad altre testate giornalistiche, stante l'obbligo di segretezza di tutte le informazioni che con tanta leggerezza possono essere reperite: allo scopo sarebbe opportuno avviare un'indagine interna.

in tutte le circostanze quanto dichiarato dal giornale "Il Messaggero" non corrisponde alla realtà, e dà idea di servire più ad acchiappare qualche click che per volgere un vero servizio di cronaca.

Per questo intendiamo diffidare il quotidiano "Il Messaggero" dal proseguire nella pubblicazione di notizie diffamatorie, infondate e che rischiano di mettere a repentaglio la serenità e l'incolumità dei lavoratori, descritti dal giornale di Roma come facoltosi scansafatiche, e oggetto quindi di aggressioni verbali e fisiche da parte di un'utenza esasperata dalla condizione dei mezzi, per cui non ci sono gli investimenti necessari da parte delle istituzioni tutte, e non dall'orario di lavoro del personale.

Riguardo l'incidente del 12 luglio dove la stampa, in particolar modo "Il Messaggero", si è scatenata presumibilmente con la motivazione di screditare Atac e i suoi dipendenti (chissà se al fine di favorire le spinte liberalizzatrici di certi soggetti politici) ribadiamo che dalle immagini a disposizione appare chiaro che il macchinista abbia ottemperato ad ogni procedura necessaria all'incarrozzamento e la ripartenza del treno dalla stazione. Siamo sconvolti per quanto accaduto alla donna protagonista dell'incidente alla quale auguriamo il meglio, riteniamo tuttavia che Atac possa e debba fare di più per obbligare anche l'utenza al rispetto dei regolamenti di fruizione dei servizi metropolitani: sono centinaia gli oggetti recuperati ogni anno sui binari a a causa della disattenzione o la fretta dei passeggeri: telefono, scarpe, dispositivi usb così come decine sono gli infortuni occorsi per scale mobili imboccate in senso inverso a quello di marcia, accodamenti ai varchi d'accesso, tentativi di forzatura delle porte dei convogli, accesso ai treni mentre le porte sono in chiusura.

Il tentativo strenuo di ricerca di un colpevole ad ogni costo non tiene conto della realtà dei fatti, su cui siamo certi si farà luce in tutte le sedi opportune, a ha dato il là agli ennesimi ritornelli sull'autoferrotranviere cattivo, che osa contrarre malattie, fruire di permessi riconosciuti per legge su tutto il territorio nazionale o infortunarsi sul posto di lavoro. Vorremmo ricordare che per tutte queste evenienze i dipendenti Atac non percepiscono la retribuzione integrativa, poiché questa è legata per accordi aziendali all'effettiva giornata di presenza in servizio. Sulla base dei medesimi accordi, i lavoratori Atac hanno aumentato la propria produttività nel quadro di misure rese necessarie non da uno spirito punitivo nei confronti del personale, quanto piuttosto perché è il Personale che con estremo senso di responsabilità sta partecipando al risanamento di un'azienda in deficit, per essendo chiaro che il deficit non poteva dipendere esclusivamente dalle condizioni di lavoro.

Una stampa seria, volendo fornire un quadro realistico di una situazione, offrirebbe diritto di replica a chi è costantemente chiamato in causa, e sarà questa l'ultima occasione in cui ci rivolgeremo a "Il Messaggero", con l'amara convinzione che poco interesserà ascoltare la verità. Crediamo infatti di avere con questo dato fin troppa visibilità alle elucubrazioni distorte di chi scrive solo per accaparrarsi qualche click da aggiungere al proprio CV.

Ad Atac chiediamo invece di smentire i dati inventati da sedicenti giornalisti sui modi e i tempi di lavoro dei colleghi, ricordando i sacrifici che sono stati fatti dalla categoria, e di ribadire che i mali che affliggono le aziende pubbliche romane sono da ricondursi a gestioni leggere, e a un disinteresse complessivo delle istituzioni nazionali e locali al destino dei passeggeri trasportati.

SEGRETERIA DEL CONSIGLIO UNITARIO AZIENDALE ATAC SPA
FILT CGIL - FIT CISL - UILTRASPORTI
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